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02
Feb

Il Mercurius solubilis, oltre che a livello terapeutico, ha nell’ambito dell’omeopatia un’importanza per così dire “storica”: sembra infatti che Hahnemann, fondatore di questa scuola, abbia iniziato le sue riflessioni sulle potenzialità curative delle dosi infinitesimali proprio dal mercurio, a suoi tempi utilizzato a dosi massicce per la cura della sifilide, causando ovviamente nei pazienti effetti tossici e lesioni e ulcere gravissime (il mercurio come è noto è un veleno).

Fu proprio dall’osservazione di queste pratiche terapeutiche che il medico tedesco cominciò ad elaborare la teoria secondo la quale diluendo la dose fino a renderla innocua per l’organismo non si riduce la sua efficacia terapeutica ma la si potenzia.

Il tipo “mercuriale” è un soggetto estremamente sensibile al freddo e al caldo che aggravano tutti i suoi sintomi; può presentare disturbi del linguaggio, come la balbuzie o la eccessiva velocità nel parlare (ci sono molti aspetti del carattere del tipo “mercurius solubilis” improntati a questi tratti bipolari); le sue secrezioni (feci, sudore, ecc,), quando si trova in cattiva salute, tendono ad emanare un forte odore fetido; può avere forti tremori alle mani.
A livello terapeutico il mercurius solubilis si utilizza soprattutto nei processi infiammatori a carico della cavità orale, spesso associati a presenza di febbre e di pus.

Si usa quindi per gli ascessi dentari, le gengiviti, le afte, le otiti e le faringotonsilliti, ecc. E’ indicato anche per la cura di fondo dell’herpes.

Spesso è possibile osservare associata a questi processi infiammatori la presenza di una lingua ricoperta da una spessa patina giallastra e di salivazione e sudorazione abbondanti e maleodoranti.

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